riLetture amArgine: Beppe Salvia, I begli occhi del ladro

La realtà è, oggettivamente estrema, che poi a una certa età, forse per stanchezza o bisogno di non sentirci soli crediamo di uscirne indenni pur scendendoci a patti, è una questione molto, molto opinabile e dibattibile. Non esiste un’età dell’impulsività, esiste un’età della forza anche quando le forze calano, e allora diventa coerenza. Per quanto riguarda la questione Poesia, è talmente imprendibile che, quando credi di averla afferrata rimani sfigato come o più di prima, perché non l’afferri. Lei ti afferra e ti sbatacchia. E chi si vuole autopromuovere attraverso di essa, merita che qualcuno o tutti scrivano la parola “cazzo” su tutte le pagine delle sue belle riviste nette e pulite per modo dire. (Flavio Almerighi)

Beppe Salvia, I begli occhi del ladro

E’ presa la vena, carezzala, fa
arco col braccio, appanna il lume, luce
celeste brilla una febbre sul braccio;
scalda l’anima copri lo specchio, fa
che una coltre allontani le voci, la
lamina d’argento s’è scaldata, è
la bianca fiamma che adesso mescola
a una gocciola che tersa traspare
la bianca bianca eroina, la vena
è radice il laccio stringe l’ago
riluce brilla buca il braccio, brina
scioglie che sulle ciglia brillava, va
in vena, è il momento del mantice, la
misura di sidro che versa dal calice,
son chiusi i begli occhi del ladro.

Beppe Salvia

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5 thoughts on “riLetture amArgine: Beppe Salvia, I begli occhi del ladro

  1. Flavio, citi uno dei testi di Beppe Salvia che più mi hanno segnato dentro, in assoluto. E’ una poesia di spaventosa bellezza. Questi versi mi tornano a ondate, come un’ossessione. E’ l’idea di una poesia che se ne frega di tutto, coltivata come una droga, una malattia, una sfida. Tanti testi di Salvia, specialmente quelli di Cuore (cieli celesti) nascono chiaramente da allucinazioni da eroina, un po’ come certi disegni di Andrea Pazienza. E’ un’emozione ritrovarlo qui, una condivisione importante quanto necessaria. Grazie.

  2. “è il momento del mantice, la
    misura di sidro che versa dal calice,
    son chiusi i begli occhi del ladro”

    una chiusa che non lascia scampo, ineluttabile e vera quanto una siringa in vena.
    Una poesia “tremenda” e psichedelica, avvolgente e lugubre come la spada che entra e uccide. Come la mente lucida di una sconfitta che gioca con i morti. Un momento in cui il folle piedistallo della vita senza scampo cade. Una verità che sta tra le braccia di una scommessa.
    Molto bella. Grazie Flavio

  3. Ho i brividi, e non vorrei che esistesse questa situazione, ma così è la vita, come la guardi e la rigiri, a volte ti spiazza e da allucinazioni.
    Non conoscevo questo artista, andrò a cercare altre sue poesie.
    Un sorriso
    Chiara

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