Annalisa Ciampalini legge Giancarlo Stoccoro

Prima di addentrarmi nei versi di quest’autore mi piace far presente che “Consulente del buio” è un’antologia che raccoglie le poesie scritte da Giancarlo Stoccoro nell’arco di trenta anni. Il libro è suddiviso in sezioni che sono state formate in seguito a un’adeguata selezione di testi. La scelta di inserire le varie sezioni rispettando la cronologia della composizione può aiutare il lettore a entrare in confidenza con la ricerca poetica dell’autore.
Le prime poesie risalgono al 1983 quando Stoccoro aveva solo venti anni, ma già all’epoca era chiara la sua potenzialità. Non c’è nulla di banale e scontato in quegli scritti da cui emerge una seria intenzione di far poesia e uno sguardo sul mondo già ben delineato, come si può evincere dai versi seguenti: “La fissità dello sguardo/ l’immensità di due occhi/ piccoli /che si fanno eco/ che si fanno specchio// è già la patologia/ del distacco”. L’evoluzione della poetica è evidente nella scelta lessicale e nella contrazione dei testi, in una scelta stilistica che inevitabilmente si riversa anche nel pensiero. I versi scritti in gioventù sono più allungati e diluiti rispetto a quelli più recenti e proprio per questo motivo possono rivelarsi utili per avvicinarsi alla poesia di quest’autore.
A una prima lettura la poesia di Stoccoro può risultare difficile, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa di estremamente significativo ma di non riuscire a trovare la chiave giusta per afferrarne il nucleo. Se è vero che la scrittura poetica funziona proprio quando produce versi plasmabili dalla mente del lettore, d’altra parte bisogna considerare che a volte quest’ultimo desidera essere trasportato fuori da se stesso ed essere sorpreso dallo sguardo dell’autore. Ecco che leggere e rileggere questi testi può essere un’occasione per esplorare la complessità della scrittura poetica (“La poesia non riduce la complessità, viceversa le offre uno spazio dove muoversi”, leggiamo a pagina 41 del libro) e accettare l’esistenza di quella parte oscura che non si lascia tradurre. Significa fare nostro l’atteggiamento della “Negative Capability” di John Keats e al contempo riuscire a seguire la parte della mente più incline all’avventura della scoperta.
“La poesia anela a un approdo ma la lingua offre più spesso la consolazione di un porto sicuro dimenticando presto il naufragio. “Altri naufragi sempre ci attendono”. Questi versi, tratti dalla sezione “Esercizi di sopravvivenza”, possono essere un buon punto di partenza per entrare nel vivo della ricerca poetica del nostro autore. Bene, intanto si prende atto che lingua e linguaggio poetico non coincidono. Potremmo vedere l’incontro tra la parola e la cosa che essa indica come una relazione, una corrispondenza utile per comunicare senza fraintendimenti. Ma una volta che l’associazione si è consolidata e la lingua si è evoluta, si dimentica la forza primordiale del legame tra parola e cosa, tutto risulta troppo concettualizzato, efficace per la comunicazione ma povero di parole in grado di rivelare. “Le parole si nascondono dentro i nomi/ delle cose e a volte non escono più”, dice il poeta. Ed è a questo proposito che Tesio, nella prefazione, cita Bonnefoy, poeta che ha avvertito profondamente quanto le parole, nel processo di evoluzione linguistica, siano state allontanate dalle cose. Leggiamo:
“Maschile e femminile/ non sono/ declinazioni dell’essere/ Mappe di mondi/ incastonate come diamanti/ ma brandelli di carne/ e ossi/”. E ancora: “Le parole lunghe sono sfilacciate/ e lasciano posto a un silenzio/ pieno di germogli “. “Sembra che l’anima/ non riesca ad aprirsi a un vocabolo/ senza una ferita”. “Logora è la parola/ quando la interrogo/ non consola”.
La lotta del poeta contro la difettività della parola può non avere termine, i tentativi di avvicinare il percepito a una sua possibile traduzione potrebbero, in teoria, diventare infiniti e questo dà anima alla tensione che scorgiamo in tutto il libro.
Leggendo le poesie di Stoccoro si avverte l’importante presenza dei luoghi. Luoghi della natura, o luoghi che sono semplicemente ritagli di spazio. Essi possiedono frequentemente caratteristiche particolari, sono luoghi dinamici, fibre che si spostano, compiono azioni. A questo proposito leggiamo:
“I luoghi che finiscono/ i giorni che s’accasciano……dispersi per un fulmine/ muti per un abbraccio”. “Non luoghi vicini/ dove appendere le ali/ ma stretti cunicoli/ da attraversare/ nelle ore imperfette”. “La distanza è ovunque/ non sapendo dove sei”. “Con la finestra piena/ i paesaggi sempre uguali/ prendono la forma di altri luoghi”. E ancora: “Sono i luoghi a riconoscere le persone, non il contrario”.
Quest’ultimo verso che apre la sezione “L’inganno del giorno”, rivela una specularità tra luoghi e persone: se non per l’essenza, essi si somigliano per caratteristiche di dinamicità, per la presenza di uno sguardo. I luoghi, come le persone, cambiano col tempo, si modificano, si pongono diversamente in relazione. L’incontro tra luogo e persona è un assestamento continuo: entrambi si misurano, si valutano reciprocamente. “Non ho posto/ nel tuo sguardo”. “Cammino dentro il tuo sguardo”. Lo sguardo, che solitamente connota in modo forte l’essere umano, qui diventa spazio, acquista una caratteristica del luogo.
Insieme ai luoghi sorgono la notte, le ombre, la presenza assordante del silenzio, elementi che fanno pensare a un mondo nascosto, a una verità taciuta. Ma non bisogna farci trarre in inganno. Il buio, l’ombra e il silenzio possono essere altro. Leggiamo:
“Perché più vicino è il luogo adesso che comincia la notte/…Perché a volte il giorno è più opaco della notte”. E ancora: “È il giorno a raccogliere le parole e / la notte a farle esplodere”.” Non vorrei fosse il giorno/ la speranza di tutto/…..Qui la notte sola/ porta consiglio e un/poco di pace/ alla finestra di lava”. ” Sono l’ombra che cattura/ il sogno come il tuo sguardo/….”Quando arriva la notte / il tuo silenzio/ si fa assordante/ e le ombre tutte/ si muovono per stringersi/ attorno al tuo nome.” E infine: “Consulente del buio/ a volte intravedo/ la parola solitaria/ come sorgente che zampilla”.
Il buio e l’ombra possono quindi avere una valenza che va oltre il linguaggio comune, diventare essi stessi luoghi privilegiati in cui è più facile rintracciare il mistero dell’incontro remoto tra la parola e la cosa, in cui i silenzi hanno un valore perduto.
In questo libro esiste un filo nascosto che raccorda tutto il dettato poetico, che unisce i luoghi alle persone. L’emozione, per quanto poco nominata, scivola in ogni fibra, umana e non umana. È una lettura che offre la possibilità di riflettere sulla limitatezza della parola e sulla sua incredibile potenza, di osservare da vicino l’abisso della poesia. Non a caso il poeta cita in esergo Celan: “Poesia, questione d’abisso”.
Annalisa Ciampalini

Giancarlo Stoccoro, nato a Milano nel 1963, è psichiatra e psicoterapeuta. Studioso di Georg Groddeck, ne ha curato e introdotto l’edizione italiana della biografia: Georg Groddeck Una vita, di W. Martynkewicz (IL Saggiatore, Milano, 2005). Da parecchi anni, oltre all’attività clinica, si occupa di formazione e conduce incontri sulla relazione medico-paziente secondo la metodica dei Gruppi Balint e ha pubblicato diversi lavori su riviste scientifiche.
Suo è il primo saggio che esplora il cinema associato al Social Dreaming (sognare sociale/ sognare assieme) che ha applicato in ambito sanitario, scolastico, nelle carceri e direttamente nei cinema: Occhi del sogno.(Giovanni Fioriti editore, Roma, 2012).
Ha partecipato al premio Lerici Pea 1988, vincendo la medaglia nati dopo il 1958, con la poesia L’ombra dell’aquilone premiata da Giorgio Caproni.
Sono state segnalate poesie su Lo Specchio della Stampa (2/12/06) nella rubrica “Scuola di Poesia”
e in “Dialoghi in versi” (17/08/2007) da Maurizio Cucchi.
Per le edizioni Gattomerlino/Superstripes è uscito nel 2014 Il negozio degli affetti e in ebook presso Morellini Note di sguardo, tra le opere vincitrici del concorso internazionale Lago Gerundo 2014. È dell’aprile 2015 Benché non si sappia entrambi che vivere per Alla chiara fonte editore di Lugano. Nel settembre 2015 è uscito I registi della mente (Falsopiano, giugno 2015), curato da Ignazio Senatore, contenente il lavoro Ciak. Si sogna! L’esperienza di Kiev.
Nel novembre 2015 è arrivato tra i finalisti del 29 ° Premio internazionale Lorenzo Montano con la poesia inedita Non hanno scuse. Nel marzo 2016 si è classificato al secondo posto al Premio Torresano 2016 con la raccolta inedita La dimora dello sguardo, che otterrà la segnalazione speciale della giuria al Premio letterario Nazionale Scriviamo insieme (ottobre 2016).
Parole a mio nome, è la silloge, edita c/o Il Convivio Editore, vincitrice del Premio Pietro Carrera (aprile 2016) e successivamente finalista del Premio Gozzano 2016 per l’opera edita.
Sempre del 2016 è il saggio da lui curato, Pierino Porcospino e l’analista selvaggio, con scritti inediti di Groddeck e di Ingeborg Bachmann e il contributo di autori vari per ADV Publishing House di Lugano.
Ha collaborato al secondo numero della rivista Poesia e conoscenza di Donatella Bisutti con il lavoro: “Brevi considerazioni sull’inconscio e la scrittura poetica”.
È vincitore del terzo premio Hombres Itinerante “Ignazio Silone” (giugno 2016) con la poesia inedita Si sommano i luoghi ai gesti alle frasi. E’ finalista del Premio Museo Casa Alda Merini 2016 con la silloge inedita Luoghi ligi.
Ha ricevuto ancora nel 2016 una menzione speciale al 30° Premio Lorenzo Montano, per la raccolta inedita Luoghi d’ombra, poi riproposta con alcune variazioni e classificatasi terza al Premio Subiaco Città del Libro IV edizione e attualmente finalista al Premio Poetika, al Premio Quasimodo e al Premio Salvatore Piccoli (gennaio 2017).
Nel gennaio 2017 è uscita l’ampia raccolta poetica Consulente del buio (1983-2013), con prefazione di Giovanni Tesio (L’Erudita, Roma, 2017), finalista al Premio Europa in Versi 2017.
E’ in attesa di pubblicazione presso AnimaMundi di Otranto Alla corte dell’Es Poeti e prosatori, saggio da lui curato con il contributo di Donatella Bisutti, Franco Buffoni, Milo De Angelis, Alessandro Defilippi, Maria Grazia Calandrone, Laura Liberale,Franco Loi, Franca Mancinelli, Umberto Piersanti, Fabio Pusterla, Giovanna Rosadini, Miro Silvera, Giovanni Tesio.

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5 thoughts on “Annalisa Ciampalini legge Giancarlo Stoccoro

  1. Conosco l’autore, è un mio caro amico e lo abbiamo appena presentato a Como. La sua è una poesia veramente particolare, la quale, partendo dalle analisi interiori dell’autore, trasporta il lettore oltre l’abisso delle sue parole, per creare una dimensione tutta sua, dove ci si ritrova in tutti i sensi.

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