il Crepuscolo degli Dei

il Crepuscolo degli Dei
avvenne nella platea fredda
di barbe mal fatte
con l’ultima camicia buona
prima dell’apocalisse

nell’imminente crollo
dell’incrollabile fede
nella Vittoria Finale
gli sguardi persi all’idea
di un fuoco cui lasciare
uniforme e tessera del partito

mentre Wagner drammeggia
il crepuscolo in atto
le donne fingono indifferenza
col nemico alle porte
carni finite e cuori smarriti
senza più petto
*
tutto compiuto, firmata la resa
un brindisi nelle sconnessioni
dell’ultimo bistrot

i pochi perimetri rimasti
sono posti in piedi
per i superstiti.

L’acqua è un bene necessario,
l’acqua è pace
la pace silenzio sulle rovine
di Sodoma e Berlino
berlino

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2 thoughts on “il Crepuscolo degli Dei

  1. Se non sapessi che la spinta alla scrittura di questo testo proviene da un fatto storico e realmente accaduto, mi soffermerei subito incuriosita sulla macro metafora del titolo stesso, il crepuscolo – nell’accezione di caduta – degli dei, la fine di un mondo, associandolo senza sforzi alla contemporaneità; ma il richiamo wagneriano, forte e di effetto certo, non basterebbe a trattenermi su questo testo, perché ogni era ed ogni comparto dell’esistenza ha il suo personale crepuscolo. In questa poesia vi è qualcosa in più, che spinge alla sua lettura. Ed ecco allora che proseguo e subito mi cattura “l’imminente crollo \ dell’incrollabile fede \ nella Vittoria Finale”, avvicinandomi, un po’ di più, alla condizione attuale dell’uomo perso nella sua smania di grandezza e sconfitto da se stesso, così, come pure quella tessera del partito, che narra di una italica questione in voga in queste ore…fino a “l’acqua è pace”, sintesi meravigliosa di una precisa condizione e invito accorato alla soluzione umana più difficile.
    Ho spesso rilevato nella tua poesia, caro Flavio, che ogni verso è un inizio, un richiamo, un’apertura ad un mondo, ad una tematica, ad una questione il più delle volte sociale, magari anche indipendente dalla tua volontà di scrittura in quel momento. Ed è in questo che io penso si configuri una poesia di un certo livello: nel suo aprirsi a letture che addirittura sfuggono al suo stesso autore e nel consegnare al fruitore chiavi non univoche, che esulino dai personalismi e dal fatto privato, ma forniscano al lettore una ulteriore visione e lo lascino diverso da com’era prima della lettura. Complimenti, insomma.

  2. Aurea Bettini (da FB)
    22 febbraio alle ore 10:25

    Cosa dire caro Flavio? È così drammaticamente tutto . Specchio implacabile della nostra disfatta. Ma spero che tra i posti in piedi ci sia un piccolo angolino per noi che non smettiamo di affidarci allo sguardo. Magari ci stringiamo per starci tutti

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