Luigina Bigon, essere poesia

Essere poesia, essere poeta, quindi viverla, è un momento forse fuggevole, ma legato indissolubilmente a una creatività che muove e tormenta. La poesia si incontra ovunque, basta saperla riconoscere. Poesia nitida quella di Luigina Bigon, riconoscibile, oserei aggiungere bella. Perché alla poesia chiedo anche, e soprattutto, bellezza ed emozione, e qui traspare.

Luigina Bigon è nata a Padova, dove vive. Ha lavorato nell’ambito dell’alta moda, e sue creazioni sono esposte nella saletta egizia del Museo della Calzatura Femminile di Villa Foscarini Rossi di Stra (Ve). Ha pubblicato le sillogi Barattare Sogni; Lucenèra; i poemetti Cercando ‘O’ e Diacronicità tradotti in inglese. Promotrice e curatrice di varie antologie poetiche, fa parte del Gruppo Letterario Formica Nera di Padova ed è stata cofondatrice del Gruppo Poeti Ucai di Padova. Sue liriche sono state tradotte in inglese e pubblicate sulle riviste newyorkesi “Chelsea” e “Gradiva”.

I VUOTI DI CARLITO

Spazi il bianco eterea notte
vuoti spazi senza tregua gratti
stronchi nell’assenza fosso senza
sponde, nebbia affanno ruggi
tremi, mani avide senza luogo,
dimensione senza vento, sbavi
sfianchi raspi disfi inconsci
stringi arranchi senza agganci
svieni nella pozza senza tempo
smorto e lungo come il sonno
nell’oltre sosti senza dimora.
luiginaMORDO LA MELA

New York è un’immensa cattedrale
la sua gente vola,
la luna parla per enigmi
il vento urla sulle vetrate
fischia sui davanzali.
Manhattan sveglia le ore.
Ho lasciato la penna nel cassetto
un lume dietro alla porta,
il foglio bianco disteso sul letto
come una vestale.
Mordo la mela
lo scoiattolo goffo
le donne grasse,
rimbalzo senza costume.
Qui i cavalli hanno messo le ali
sento il nitrito alzare la prora.
Accelera, accelera pedale
rimonta canta avvampa
non temo il fischio del tempo.
Luccicano gli asfalti
ronda il vento a basso tono,
sono al quarantaduesimo piano
svolazzo tra le ombre dei grattacieli.

BLUSBUGHIVUGHI

Chicago in blues Chicagooo!
ritmo che ritorna
voce suonatori suono.
Passo dal soft sincopato
al piede che batte,
riempio la misura
il regolo
il tempo
Accanto a me lui – luiii i i (ginaa!)
la vena
il vino
(bevo caffècofi)
e tu che ti misuri
al ritmo di un interno
americano
tavolini libri musica
boy bicchieri book
familystore
un basso due chitarre elettriche
due cantanti
e la spinetta.
Rigiro il bicchiere
sorseggio
respiro
mi lascio vivere
ritratti alle pareti
foto in bianco e nero
batto il tempo
teenagers sul sofà.
Oltre le vetrine
insegne rossealneon,
l’avenue che svetta nella notte.

NOTTURNO LONDINESE

Questa notte Londra è più lugubre del solito
con quei suoi angeli neri,
li ho visti volare dappertutto
poi scendere con il paracadute.
Le sirene gridano lungo le corsie di sinistra
le auto saltano sui corpi morti degli sbirri,
un ton-ton che sferra l’asfalto
e lo ingrigisce più delle catene.
È un labbro opaco che si sporge
una carezza di corvo l’ala
un gracchio di rana il canto.
Le auto roteano incurvandosi
insieme alle bow windows vittoriane
un barocco quasi quasi cimiteriale
con i giardinetti pieni di sterpi
e cose vecchie. Londra dei gentelmen
riposa sotuosa intorno a Piccadilly Circus
là dove tutto è massimo fulgore, ma qui
in questo quartiere riposa il terzo mondo
che ancora sorride e fa pena.
Chissà dov’è la verità, forse a Brixton
insieme agli afro così poveri, ricchi di dignità.
Anche la mano si è fatta nera, fa paura.
La testa si sgretola come un vaso di cotto
il corpo si ritrae istintivamente.
La notte è lunga.

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6 thoughts on “Luigina Bigon, essere poesia

  1. Profondamente grata a Flavio Almerighi per la cortese ospitalità nel suo blog, non solo, ma sopra tutto per il pensiero rivolto alla mia poesia da cui affiora un limpido “…oserei aggiungere bella. Perché alla poesia chiedo anche, e soprattutto, bellezza ed emozione, e qui traspare”.
    Grazie, Flavio!

  2. Luigina Bigon è per me una vera scoperta! Che forza di linguaggio, che ritmi, mentre si rincorre la Bigon “che svolazza tra i grattacieli di New York! Finalmente una poetessa che morde con l’ironia, che incalza con i versi lungo itinerari fantastici, ma senza staccare i piedi da terra. E la Londra notturna che mette angoscia con le case intristite e i giardinetti incolti ! Ma è soprattutto
    a Brixton che ci fermiamo a pensare con Luigina, “insieme agli afro così poveri, ricchi di dignità.”
    Grazie a Flavio Amerighi che ci ha fatto conoscere questa poesia. Mariella

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