Caleranno i vandali – Breve viaggio nel libro di Flavio Almerighi

Un grazie a Simonetta Meth Sambiase

Il Golem Femmina

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Con un esergo di Opis Mandel’štam si apre il corposo libro di Flavio Almerighi, Caleranno i Vandali, di Samuele Editore. Versi limpidi di scrittura e grigi di malinconia come possono essere stati i giorni della fine dell’impero dell’innocenza, quando sono calati i vandali a devastare le illusioni e le speranze. Il “giorno incinto che partorisce solitudini bastarde”, “il fruscio della solitudine”, l’Eredità di Caino portata via dal teatro per approdare sulle pagine di poesia del terzo Millennio, e le strade sono più vuote che piene, come i mesi, i luoghi, il lavoro. E’ questa l’eredità che bisogna cantare? In parte si. E’ la parte dove lo sguardo è anarchico e la scrittura lo segue, fra spazi stretti e strofe larghe e viceversa, escludendo rime e assonanze se non in rare comparse, perché la stesura del paesaggio umano non ritorna mai su se stesso con armonia…

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Clara vive sola

una sera
Clara ha raccontato la storia
di chi l’ha baciata
dentro un armadio,
mentre scriveva nascosta
dietro ante semi aperte
seduta sulla naftalina,

la luce andava,
venivano nubi veloci,
al buio la carta
brillante come richiamo.
Solo chi è stato là
sa di cosa si parla,
quali siano stati
gli abiti che indossava.

Mia madre
non poteva avere figli,
le sono nato io
che ho rapito Clara,
ma i suoi occhi,
quando voleva aprirli,
sapevano scrutare oltre.

Il candore dello zucchero
è dissolto il velo.
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Madre Teresa di Calcutta: Anche allora è Natale

Un'anima e tre ali - Il blog di Paolo Statuti

 

 natale

Anche allora è Natale

 

Ogni volta che sorridi

a un tuo fratello

e gli tendi le mani,

anche allora

è Natale.

Ogni volta che taci

per ascoltare chi ha bisogno,

anche allora

è Natale.

Ogni volta che rinunci

a regole che come una morsa

schiacciano gli uomini

nella loro solitudine,

anche allora

è Natale.

Ogni volta che dai

un po’ di speranza ai “carcerati”,

a quelli che sono oppressi

dal peso fisico, morale

e spirituale della povertà,

anche allora

è Natale.

Ogni volta che riconosci

umilmente quanto esigue sono

le tue possibilità e quanto grande

è la tua debolezza,

anche allora

è Natale.

Ogni volta che permetti a Dio

di amare gli altri tramite te,

Anche allora è Natale.

(Versione di Paolo Statuti dal polacco)

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Monica Guerra: un inedito natalizio

quarantaquattro natali più o meno
nell’esattezza del brodo di cappone

qualche nuovo gorgo d’assenza
la fisarmonica della famiglia le aggiunte

quelle dell’ultimo minuto qualcuno
che non volendo è già salpato

qualcuno che scivola ma non resta

i figli al posto dei padri nella stragrande
maggioranza dei casi le madri

da aiutare che il peso degli anni piomba
sulla bilancia della cucina.
monica-guerra

Monica Guerra è nata a Faenza nel 1972, dove vive attualmente.
Trascorsa l’infanzia a Tredozio, antico borgo dell’Appennino tosco-romagnolo, si è trasferita negli Stati Uniti dove ha studiato e compiuto le prime esperienze di lavoro. Conseguita la laurea e un Master in Business Administration è divenuta, negli anni, imprenditrice, ma il suo più prezioso oggetto d’amore è la poesia. Ha pubblicato diverse raccolte dedicate alla poesia contemporanea.

Raggi di luce nel sottosuolo, pubblicata nel 2013, è la sua prima silloge monografica, con cui vince il primo premio al “Concorso Biennale Letterario dei Monti Lepini XVI edizione”, un diploma d’onore al concorso “San Domenichino, 55a edizione” ed è finalista al concorso “Insieme nel mondo 2014”.

Nel 2014 pubblica il saggio, con il sociologo Daniele Callini, Il respiro dei luoghi, edito da Il Vicolo, è possibile acquistarne una copia cliccando qui.

Nel 2014 e nel 2015 riceve la menzione speciale al concorso Dino Campana, La poesia ci salverà.

Nel 2015 pubblica una seconda silloge monografica Semi di sé, con la casa editrice il Ponte Vecchio, finalista al premio GIOVANE HOLDEN 2015 e menzione speciale Premio Salvatore Quasimodo 2015, è possibile acquistarne una copia cliccando http://www.monicaguerra.it/.

3 classificata poesia edita Premio Città di Martinsicuro.

Alcune letture poetiche si possono guardare e ascoltare cliccando http://www.monicaguerra.it/.

Christine Lavant, Poesie scelte da Thomas Bernhard

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 di Giusi Drago

Così io sono casa e corte e impalcatura del pane
e a volte anche una segretissima collina
dove la mia ostilità produce frutti oscuri
affinché i santi possano diventare zingari.

La poesia di Christine Lavant è ribelle e blasfema: mai rinuncia a interpellare Dio, a provocarlo, tanto che la scrittrice può essere annoverata fra le mistiche ed è stata paragonata – per la combattività della sua fede – a Hildegard von Bingen e Teresa d’Avila. Il suo rapporto con il divino è attraversato da un’estrema ambivalenza: invoca Dio e al contempo gli si rivolta contro con sarcasmo. Esce ora in traduzione italiana l’antologia di 81 poesie scelte da Thomas Bernhard e pubblicate presso Suhrkamp nel 1987, 14 anni dopo la morte della poetessa. Anna Ruchat, che ha curato e tradotto con dedizione i testi, scegliendo di non addomesticare le asprezze della lingua originale, identifica nell’“invettiva” lo…

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Requiem per un libro che non ci sarà: Vieni, parliamo, chi parla non è morto Lettere di Cristina Campo (1936-1972) a Alejandra Pizarnik (1963/1970) a cura di Stefanie Golisch

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

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Cristina Campo(1923-1977), scrittrice, poeta e traduttrice italiana. Unica figlia del compositore Guido Guerini. È vissuta a Bologna, Firenze e Roma. Compagna del filosofo Elémire Zolla.Nel 1977 muore a Roma in seguito ad un una congenita malformazione cardiaca all’età di 53 anni.

Disse di sé: «Ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno».

Alejandra Pizarnik (1936-1972), poeta argentina. Figlia di immigrati ebrei russi. Dal 1960 al 1964 vive, studia e lavora a Parigi.Nel 1972 muore suicida a Buenos Aires all’età di 36 anni.

Disse di sé: «Scrivi poesie perché hai bisogno di un posto, dove essere quello che non sei».

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Presentazione a cura di Stefanie Golisch

Circa otto anni fa scoprì negli archivi della Princeton University (New Jersey) una raccolta di lettere di Cristina Campo alla poeta argentina Alejandra Pizarnik (1936-1972). Decisi quasi subito di tradurre queste lettere – scritte in francese, a mano –…

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scorbutica Bassa

scorbutica Bassa,
entroterra piatto e pochi pini
marittimi mangiati di nebbia.
Il Piteco Club poco più in là,
parcheggi tra campi di grano
appena spuntato.

Terra di Cagna e Sciacallo,
soltanto loro hanno occhi
per forare quel velo
gettato da dio addosso
a ribelli d’indole e classe.

[…]

Cercando fascisti scomparsi
qualcuno si perde oltre i pali
dell’elettrificazione rurale.

[…]

L’amoreggiare sui limiti
di fantasie che la Bassa non ha,
in estro com’è soltanto di sé.bassa

al parco

al parco particole di sogno
che nessuno osservava.
Altrettanti non siedono vicino.

La posizione migliore per osservare
è dal sedile di un treno,
casomai se ne trovi uno

angolature, intime dimensioni
nessun nome bussa dagli ovali
mio amore che sei per sempre.

Il mondo dimentica.
Non risponde al telefono.
– Chi parla?

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Di tutti i ricordi che ti ho dato

Alla mia età si diventa orfani
dei figli, ma
di tutti i ricordi che ti ho dato
terrei per noi quell’eroe di guerra,
Onestini mi sembra si chiamasse,
morto di spagnola nel Ventuno,
la sua edicola dimenticata accesa
incubava tuorli di passero,
tu li vedevi vivi, curiosa salivi
a osservare i becchi aperti e muti
nel via vai infinito della fame
del bisogno di mettere piume
avere voce e diventare cattivi.

Al tuo ritorno saranno hqdefaultripartiti.