sui gradini della canonica

Dopo sole e pioggia
le cicale si confrontavano
con una risonanza magnetica
meno insistente al confronto.

Le donne si nascondono
dietro gli alibi del freddo.
Qualcuno parla da solo,
specialmente se c’è vento.

Più convesso, imbiancato
spesso perso, chi attraversa viali
coperti di foglie, prende buche
e ogni altra cosa.

Tutti trepidanti, osservano
il proprio creatore di sogni,
ognuno ha il suo, nessuno offre,
mio padre non torna.

Resto sempre lo stesso,
sessanta autunni seduti
sui gradini della canonica.
gradini

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6 thoughts on “sui gradini della canonica

  1. credo siano stati sessanta autunni vissuti e “visti” con vita!
    un caro abbraccio Flavio, ah…la poesia, come al solito, possiede forza e una notevole capacità comunicativa. Ciao

  2. Lidia Grimaldi: bellissima Flavio. Si apre come un quadro, in un fermo immagine che improvvisamente prende vita accogliendomi al suo interno e paradossalmente il movimento più forte tra i passanti in movimento è quello dell’assenza -il padre che non torna-che arriva improvviso come un pugno nello stomaco. La chiusa è come un attimo di depressurizzazione prima di uscire dalla cornice e rientrare nella propria realtà

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