sei lezioni di recitazione

recitazioneOcchiali scuri d’ordinanza,
abitino fucsia e pelle d’oca
su cosce diversamente levigate.
La gente si muove soltanto
per poterti dire – cercami!
Dalle panchine i marziani,
unici soqquadri pericolosi,
coi pantaloni bagnati
guardano non si sa cosa.

Abituatevi a pensare
tipo – vivo sul fondo
di una ciotola di morenti
non – tanto a me non capiterà
oppure – prego lasciate prima
che si laureino i miei figli.
Un percussionista acustico
sottolinea discreto parole
di Ray LaMontagne, chitarra.

Copiare la realtà, farne l’autopsia
non è bellezza – certo fa caldo,
giusto per conversare
vista la malapolitica,
i campionati finiti
i prossimi lontani,
e nella calma, contratto in prova,
la barba cresce,
tacciono i ricordi di famiglia.

Mi sposerò presto, ma se gradite
il mio culo è un’acquasantiera,
molti morenti cercano
posti in piedi pur di restare fermi.
La cosa migliore
è inaugurare la stagione
cercando di azzeccare
il colore degli incisivi
dietro labbra ermetiche,
farci su la scommessa
vincerla.

In questo momento nidiate di attori,
fitte come cavallette in tour,
stanno osservando fondamenta
appena riportate in luce
di un’antica torre civica.
Fingono stupore – ma mioddio
pensavo fossero più in là,
ripetono all’unisono,
poi – passami un’acciuga.

Concludendo.
Il metodo Stanislavskij,
il tanto un tempo in voga
actors studio,
hanno confuso più di una troupe
a un punto tale da far sentire
protagonisti i figuranti, e poeti
gli analfabeti di ritorno.
Una colf sa lucidare il tramonto
molto meglio del poeta
che non sa dove torna.

Così deve essere.
Quando il mondo è un’ostrica
e tu il tenero armadillo.

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8 thoughts on “sei lezioni di recitazione

  1. Mario M. Gabriele via mail : Caro Almerighi,
    ho letto i due testi e ti ringrazio. Una cosa balza subito agli occhi: ed è la tessitura linguistica che crea un modello poetico che annette a sé spaziature logoritmiche, frammenti di cucitura linguistica oltre a erudite citazioni che danno movimento alla struttura stessa del testo. Vedo che ti stai incamminando su nuovi percorsi che certamente, daranno buoni frutti. Auguri, e dimmi se posso metterle sulla mia Isola.Un saluto.Mario

  2. Giuseppe Panetta via e-mail: Non dormo, troppo caldo, Firenze è una pentola a pressione e sogno il mare di Calabria, la casa paterna che attende di aprire le finestre e far entrare salsedine e raggi lunghi di sole.
    Ho sentito recentemente De Palchi, gli ho detto che la tua poesia merita, la tua delicatezza e profondità meritano respiro.

    Mi hanno molto divertito le tue sei
    Grazie

    Giuseppe

  3. Ubaldo De Robertis via mail:
    La conclusione di: Sei lezioni di recitazione, è terribile e vera:

    “hanno confuso più di una troupe
    a un punto tale da far sentire
    protagonisti i figuranti, e poeti
    gli analfabeti di ritorno.
    Una colf sa lucidare il tramonto
    molto meglio del poeta…”

    E cresce in me il malessere come quando mi pervengono inviti relativi a letture poetiche presentazioni varie, con conseguenti actors studio che si avvalgono del metodo Stanislavskij. Mi viene sempre più la voglia di tornare ai miei alambicchi di laboratorio, sennonché sono venuto a sapere che lo stanno chiudendo quel centro di ricerca termica e nucleare per decenni fiore all’occhiello della nostra comunità scientifica.

    Copiare la realtà, farne l’autopsia
    non è bellezza – certo fa caldo,
    giusto per conversare
    vista la malapolitica

    C’è malinconia in questa poesia, c’è il disincanto. Il poeta comunica con gli spazi della realtà. E questo passa il convento. Ci vorrebbe l’abolizione totale di certe consuetudini, di certi riti, di certe auto-celebrazioni e maggiore attenzione alle colf (sotto alcuni aspetti esteriori attenzione che io ho sempre riservato loro).
    I versi di questa poesia sono adeguati a punteggiare scandire animare il ritratto della situazione. A mio nonno tali versi avrebbero evocato il buon Schopenhauer: Il mondo come volontà e rappresentazione, la vita eterna sofferenza, al di là di qualsiasi illusoria apparenza. Speriamo, caro Almerighi, che quello che noi riteniamo sia la realtà sia, invece, un semplice inganno, una illusione.

    Ubaldo de Robertis (alle prese con la calura)

    • ecco, ho riaperto il pc perché con il telefono ho qualche difficoltà a commentare. Quando parlo di “emozione” ovviamente non mi riferisco al movimento che avvolge cuore e affini o in riferimento ai sentimenti che questo tuo testo, come si nota, non regala; piuttosto l’emozione che susciti – in me – è legata alla chiarezza e all’onestà di dire le cose come stanno e di attribuire il nome giusto a tutto. Emozione di guardare la realtà negli occhi, emozione da verità. Su tutto:

      “Una colf sa lucidare il tramonto
      molto meglio del poeta”

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