Carpi dopo il terremoto

Strizza cervelli per conto dell’asl,
ama donne dalle braccia grosse
abbronzate e con accento slavo,
niente poesia nella vita
salvo il portale dell’A Ventidue.

Berlino, estremo suburbio di Carpi.

Viale del Commercio,
Via della Tecnica,
Piazza della Metallurgia,
opere d’arte irte di pali superbi
dell’elettrificazione rurale.

Vicolo Moscacieca si scopre di nuvole.

In piazzali asettici antistanti il Po
si consuma sfarzoso ogni giorno
il rito della produzione onesta
ideale per l’export di massa,
scorre la sera come il placido Don.

Noi non abbiamo nostalgia dell’uomo.

Sappiamo leggere e far di conto,
moriremo il giorno dopo la fine
della Madonna col Bambino,
dei sistemi flessibili di produzione
rimarranno a memoria i nomi e le Vie.

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2 thoughts on “Carpi dopo il terremoto

  1. Antonio Colandrea: Certo che paesi come Finale Emilia e Camposanto sono tutto un programma. Allegoria della forza di un popolo,della sua voglia di vivere. Piaciuta,soprattutto la chiusa:il nome ci identifica alla nascita e resta( come le strade che non vanno via) dopo di noi.

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