Flavio Almerighi DIECI POESIE SCELTE da “Caleranno i vandali” (Samuele editore, 2016, pp. 108 € 12) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

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Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste di cultura/letteratura (Foglio Clandestino, Prospektiva, Tratti).

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Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Nella poesia di Flavio Almerighi la tradizionale struttura gerarchica dei parametri compositivi (la concatenazione paratattica, quella ipotattica, la metafora, la metonimia, il parlato, il ready made, il commento, il discorso, il meta discorso etc.) che pone al primo posto per importanza, ad esempio, il «parlato» e che relega a un ruolo secondario tutto il resto, va a farsi benedire. Ad…

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16 thoughts on “Flavio Almerighi DIECI POESIE SCELTE da “Caleranno i vandali” (Samuele editore, 2016, pp. 108 € 12) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

  1. ANNA VENTURA
    26 maggio 2016 alle 9:41
    Caro Flavio, circa la presenza degli Unni, e l’imminente calata dei Vandali, credo che siamo tutti d’accordo.Però non voglio condividere un verso: “I bambini dormono/offesi perchè nati”(anche se verso bellissimo). I bambini sono ignari dell’orrore che già li circonda, ma sono già pronti ad affrontarlo.”Dio non ci mandi quello che possiamo sopportare”,dice un proverbio indiano.I bambini sono pronti a sopportare.

  2. gabriele fratini
    26 maggio 2016 alle 10:27
    Parafrasando un noto film, la poesia di Almerighi è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. E quindi è un gioco divertente e avventuroso, perché Almerighi non ha paura di scrivere anche versi brutti pur di azzeccarne alcuni belli. Non è noioso. Ha il coraggio di rischiare, di mischiare il serio e il comico, il surreale alla tristezza odierna, il brutto e il bello, l’imbarbarimento e l’arte cesellata.
    Un saluto.

  3. Bella presentazione (il termine “Espressionismo distratto” rasenta il sublime…) e naturalmente bei lavori. A breve comprerò il volume, poi magari ne parleremo con calma assieme: ma dalle dieci cose che ha scelto Linguaglossa, immagino che sia ben riuscito.

  4. gino rago
    26 maggio 2016 alle 11:47
    Almerighi registra la vita, e la riflette nella sua poesia, in un gioco mai noioso tra langue e parole, così come la vita si presenta, così com’essa è.
    E non come vorremmo ch’essa fosse.. Del resto, chi può negare che i padri
    sono orfani dei figli.
    Gino Rago

  5. L’anarchia linguistica di Almerighi e il suo procedere scazonte intrigano comunque : il colto e l’inclita , lo scettico e il passionale . La sua è una modalità fatta salva da ganci inibitori e da falsi pudori letterari . E il suo “cinismo” , a ben guardare , nasconde la carezza in un pugno di buona memoria .

  6. Mario M. Gabriele
    26 maggio 2016 alle 12:35
    Ci sono in queste due poesie, alcuni momenti di riflessione e di forte energia critica che si concretizzano come in questi brevi versi:”I bambini dormono / offesi perché nati./ E che aprono il fascicolo delle colpe esistenziali, immettendosi in un maledettismo universale, che non ha sbocchi salvifici o metafisici. E’ la particolare osservazione critica concepita con un montaggio sapiente di pochissimi elementi mobili, interscambiabili e dislocati nell’espansione di un discorso sintetico, fulminante, dove la parola è essenziale e sintesi di un concretismo reale.e di perentorietà espressiva, in cui anche la forma chiusa del linguaggio ha una spinta in avanti verso il contatto fluido con il lettore.

  7. Un libro impegnativo, che mi piace definire ‘plurale’ questo “Caleranno i vandali” di Almerighi, che costringe a leggere e rileggere i versi, a tornare sulle poesie spesso, per cogliere ogni volta una delle molteplici sfumature di un poeta, che sembra guardare il lettore da dietro un angolo e sorridere beffardo. oltre alla grande capacità di saper analizzare il presente, mi colpisce – di Flavio – soprattutto la schiettezza, il coraggio di non nascondersi dietro inutili giri di parole. Continuo a leggere il libro, tornando e ritornando sui versi e ringraziando autore ed editore per questo lavoro.

  8. Lucia Gaddo Zanovello
    26 maggio 2016 alle 18:44
    Delle poesie di Flavio Almerighi mi conquistano le atmosfere, a volte in esordio rarefatte, e che poi d’improvviso fioriscono di parole che offrono a chi legge spunti di lettura molteplici e diversi. Innesti rapidi di immagini danno origine a visioni intense, in un gioco di vuoti, pieni di tutto quel che serve e sapidi, come in (queste le mie poesie preferite) “La domenica”, in “Memorie di un pulitore di carrozze”, in “Di tutti i ricordi che ti ho dato” e in “Storie per adulti”.

  9. Lucio Mayoor Tosi
    26 maggio 2016 alle 22:21
    Il discepolo:
    – Alla poesia “Storie per adulti”, d’improvviso mi sono visto seduto alla veranda di un bar di Rimini: c’era luna piena, io l’ascoltavo volentieri ma senza sforzarmi troppo; a tratti pensando divertito che stesse parlando a vanvera.
    Quindi mi sono sentito rilassato.

    Il maestro:
    – Penso sinceramente che il poeta Almerighi sia a un passo dall’essere tra i migliori nella poesia moderna italiana. Purché se ne tenga stilisticamente alla larga, come non mi sembra stia ancora facendo del tutto. Per il resto scriva quel che gli pare, mal che vada darebbe una bella lezione di libertà a tutti quanti.

    Buon lavoro.

  10. ubaldo de robertis
    26 maggio 2016 alle 22:33
    Ho acquistato il volume: “Caleranno i Vandali” e ora credo di sapere quello che mi è dato di trovare nelle poesie di Flavio Almerighi. Innanzitutto un modo arguto, direi saggio, di rapportarsi con la realtà mediante una scrittura fresca, schietta, attuale, vista in funzione della ricerca della verità. Un discorso poetico complesso senza dispersioni, parole ridondanti o eccessive. Seguendo talvolta il suo blog amArgine come sempre ho notato che in Almerighi i momenti creativi non si lasciano desiderare, sono molto frequenti, frequentissimi, quasi abituali. Continuamente sorretto da tale illuminazione sa cogliere infiniti aspetti delle cose del mondo in un’ampia varietà tematica, e lo fa con disinvoltura senza neanche dover cambiare più di tanto l’abito mentale. Credo che il lettore faccia presto a scoprirne l’anima, ad accordare attendibilità ad un tale poeta seguendolo con fiducia durante il suo incessante annotare poetico.
    Ubaldo de Robertis

  11. Giuseppina Di Leo
    26 maggio 2016 alle 22:48
    Come ho avuto modo di dire in privato a Flavio Almerighi, ciò che mi colpisce di lui è l’innocenza o, se vogliamo, la sua disponibilità al confronto diretto, leale, tante volte manifestato sul blog. La premessa vale in ragione anche delle poesie di questa sua ultima fatica. Poesie che hanno gli spazi di luoghi urbani, voci e suoni del vissuto, memorie e aspirazioni di un uomo non pago di se stesso, ma neanche della storia fatta dagli uomini.
    Spazi e suoni per riflettere.
    Due versi, forse uno e mezzo soltanto, tra altri che preferisco (il che, non mi sembra poco):

    qualche idea da collezione
    nasce morta

  12. letizia leone
    27 maggio 2016 alle 8:29
    Sono certa che questi versi di Almerighi sarebbero stati letti con grande interesse da Karl Krauss, maestro dell’aforisma. In un certo senso il suo stile si aggancia alla scrittura aforismatica, alla frammentarietà (come è stato detto) a quella che Adorno chiamava “logica della disgregazione”.
    Questa scrittura è un sistema aperto, dinamico, estemporaneo, libero da pregiudizi estetici o poetici che presuppone un rapporto rischioso con le parole ma il poeta è esperto… tra freddure e illuminazioni non solo evita ogni cedimento di noia o assuefazione nel lettore ma invita a sbirciare al di là del verso, a capovolgerlo…Complimenti

  13. Alfredo Rienzi
    27 maggio 2016 alle 15:36
    Semplice, se volete superficiale – il mio commento, ovvio, non i testi di Almerighi – : se parte dell’efficacia di una poesia si misura nei segni concreti che incide nel lettore, questi di Almerighi sono componimenti estremamente efficaci. Non c’è fumo, ma solida sostanza.

  14. francesca tuscano
    30 maggio 2016 alle 22:14
    da ritardata commento (?) in ritardo

    la poesia che racconta (e che ha nobilissime origini, nel nostro sventurato paese) mi piace quando è poesia

    quella di Flavio Almerighi è poesia (dire perché dei versi siano poesia, e altri no, ormai non mi sembra più importante – la poesia è o non è, c’è poco da argomentare)

    sono poesie che andrebbero raccontate, appunto, lette ad alta voce (come tutta la poesia vera, peraltro, ma quella “racconto” ancora di più)

    “C’è ancora il suono, ma la causa del suono non c’è più.” – questo è il punto, formale e sostanziale

    spero un giorno di ascoltarle ad alta voce, queste poesie

  15. Giuseppe Panetta – Talìa
    31 maggio 2016 alle 0:44
    Ballate d’umanità , ballate di drammi umani, “biografie in rassegna/diventate burrasca”. Il settenario come metro interiore nelle corde del Poeta, l’eleganza della struttura sintattica, un’ironia sottile e velata di tristezza, rendono questa ultima prova credibile e di valore.
    GP

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