lavoratore eretico

I padroni non sono più
le belle carogne di un tempo
nemmeno so chi siano.
Freddo baltico niente sprechi
sto al mio posto senza volere.

I sindacati invece
vincono mille battaglie
nessuna guerra.

Amo il bianco di luna
durante i turni di notte.
Buoni lavoro nessun lavoro
non dormo più
se penso ai miei figli.

Eretico con la mordacchia
la mia opinione vale un caffè,
odio il mondo e nessuno.

Il dolore è buio
e ancora buio dopo la siepe

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6 thoughts on “lavoratore eretico

  1. …se fuori
    è il paradiso, qui dentro è il regno

    dei morti, passati da dolore
    a dolore – senza averne sospetto.
    Nelle panche, nei corridoi,

    eccoli con il mento sul petto,
    con le spalle contro lo schienale,
    con la bocca sopra un pezzetto

    di pane unto, masticando male,
    miseri e scuri come cani
    su un boccone rubato: e gli sale

    se ne guardi gli occhi, le mani,
    sugli zigomi un pietoso rossore,
    in cui nemica gli si scopre l’anima.
    (…)
    P.P. Pasolini

  2. Amara visione di un operaio, graffiante e quasi nostalgica nel suo transfert. A quando il mondo del lavoro era la logica affermazione di un uomo, sebbene con tutti i limiti e le mancanze ma se non altro con la capacità di lottare e sognare. Oggi non esiste nemmeno l’idea/ideale, troppo automatizzati e lobotomizzati si guarda solo alla “fine del mese”, sperando che arrivi!
    La chiusa fantastica. Ciao

  3. Sarà senz’altro ancora buio dopo la siepe; ma questa mi pare l’opinione di uno sconfitto, più di uno che vuole resistere e combattere questo stato di cose. Spero che non rifletta il tuo umore personale: che sia cioè un ritratto, fin troppo veritiero, dei sentimenti che passano per la testa di chi si trova nel mondo del lavoro oggigiorno.

    • il buio dopo la siepe è la somma di difficoltà cui personalmente non mi arrendo, ma debbo “amichevolmente constatare” che fin troppo si sono arresi perché non avevano alternativa

      • In un’ottica generale si può ritenere che le rese di molti siano dovute a mancanze d’alternativa. Sui singoli casi, bisognerebbe capire quanto non avevano alternative e quanto non le abbiano sapute / volute vedere.
        Con questo non intendo dire che hai sbagliato a scrivere questa poesia: solo che ci sono ottiche differenti da cui guardare il problema. Tu hai scelto questa, generale, ed è chiaro che va bene così: quello che ne è nato, funziona; sia poeticamente che come ragionamento.

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