Piccolo omaggio ad Alfredo De Palchi

alfredo-de-palchi_1

Le domeniche tristi a Porto di Legnago
da leccare un gelato
o da suicidio
in chiusura totale
soltanto un paio di leoni con le ali
incastrati nella muraglia che sale al ponte
sull’Adige maestoso o subdolo di piene
con la pioggia di stagione sulle tegole
di ‘Via dietro mura’ che da dietro la chiesa
e il muro di cinta nella memoria
si approssima ai fossi
al calpestìo tombale di zoccoli e capre

nessuna musica da quel luogo
soltanto il tonfo sordo della campana a morto

22 giugno 2009

Io sono del parere che gli omaggi e le segnalazioni vadano fatte per i vivi, quelle postume sono pelose. Alfredo de Palchi (1926) è il poeta più bravo e più rimosso d’Italia. Forse per ragioni politiche, forse geografiche (vive negli Stati Uniti dal 1956), forse perché in Italia la sua voce implacabile non è facilmente ascrivibile a una linea poetica tranquilla e novecentesca. E questo disturba i circoli saccenti.

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4 thoughts on “Piccolo omaggio ad Alfredo De Palchi

  1. che bello sono tortata su wordpress dopo anni e ti incontro!! magnifico1

    ho incontrato De Palchi molti anni fa a new york ad una “lettura” come si dice e non sapevo chi fosse, mi raccontarono un po’ della sua storia e mi incuriosii sopratutto perchè pur essendo da anni negli U.S. continuava a scrivere in italiano e a farsi tradurre in inglese..
    devo dire che il primo impatto non fu dei migliori , lo trovavo molto complesso , a volte persin tortuoso e per come dice John Taylor in una recensione dei suoi libri, per i “salti semantici” che richiamano il concetto di Josif Brodskij di poesia che “accelera il pensiero”…. poi ho letto diverse sue opere e non so ancora se ho tutto compreso, ma certamente mi ha scosso, mi ha portato a rileggere anche altri poeti…e ora posso dire che lo rileggo sempre con piacere…
    i tuoi versi mi hanno portato alla memoria questi …

    a 12 anni
    meschino nella tuta lurida di grassi
    per motori a nafta
    consegno 5 lire
    (la settimana—domenica compresa)
    nella busta troppo larga al nonno anarchico
    mangiato dal cancro. Non sai che
    dopo una sovente cena di aringa
    mani tagliuzzate, nere di ruggine acidi unti
    imparo il disegno industriale
    il violino e l’altrui invidia per la borsa di studio;
    non sai delle mie colluttazioni con i compagni
    per l’esistenza animale—del gobbo Toni,
    dal ponte, che mi getta nell’Adige
    il cane a zampe legate
    uno straccio nella bocca—

    grazie f.almerighi per questi tuo omaggio che è a mio avviso perfetto

  2. Nome importante; e – da “paria” per i critici e i colleghi “che contano” qual sono – condivido l’omaggio.
    C’è un’altra autrice a Legnago, non meno nascosta di De Palchi: Monica Andreis, che non a caso ho soprannominato “l’Emily Dickinson della Bassa Veronese”.

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