… e mi scrivi, senza dirmelo a voce, che era meglio che non avessi avuto spazio? Proprio a me, che te l’ho dato non appena ho saputo che saresti arrivata? Proprio a me che ti considero quanto di meglio la vita mi abbia dato? Spero solo si sia trattato di un modo infelice per dirmi che le cose non vanno bene. Lo so che non vanno bene, e sto facendo in modo che vadano meglio, anche se quest’anno è come se non fosse mai iniziato. Sarebbe facile dirti, quando avevo la tua età… sarebbe un alibi e non te lo dico, ognuno di noi ha una sua esistenza e una sua storia. Vorrei solo che qualche volta provassi a capirmi. La mia fragilità è proverbiale e non la prendo a pretesto, ma forse un uomo di 56 anni può a volte esserlo come un ragazzino. Lo stesso bisogno d’amore, lo stesso bisogno di sapere che qualcuno c’è, come io per te ci sono sempre. A nessuno piace sentirsi lasciato solo. Però non accetto che tu mi condanni per lo spazio e l’amore che ti ho dato, per avere fatto possibile e impossibile pur di ritardarti gli urti che la vita prima o poi sferra. Speravo fossi sufficientemente robusta per iniziare ad affrontarli, ma forse non lo sei, spesso la durezza di carattere sotto intende la fragilità dell’anima. Siamo fragili è nella nostra natura. Voglio soltanto dirti che per un attimo ho provato dolore di fronte al rifiuto di quello spazio, ma tu lo avrai sempre e ci sarà sempre, sta a te saperlo vedere e ritrovare. E spero anche di trovare il coraggio per farti leggere queste righe. Un abbraccio, tuo padre.

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3 thoughts on “

  1. Commossa: ci vuole coraggio anche per scrivere quanto amore abbiamo e diamo ai nostri figli e quanto sono importanti; il coraggio c’è lo si avverte nei tuoi scritti e tua figlia capirà.
    Un abbraccio
    Chiara

  2. Bello! bello! Bello! perdona il commento banale, ma alla fine mi ha shoccato. Un brividino l’ho avuto. Vorrei scrivere tante cose ma alla fino no, meglio di no. (semplicemente si pensa sempre che i nostri genitori siano perfetti forti che non si posson piegare mai e mai cedere ai vizi, è lì la fregatura, son persone anche loro….. sei un papà persona anche tu………)

  3. I nostri figli, che se ne vanno lontano, a volte anche fisicamente…ma quello che pesa è che si allontanano anche con l’anima e tu devi lasciarli andare, perché è giusto così, è giusto anche che non capiscano, perché la vita è anche questo…magari capiranno più tardi, purché tardi non sia troppo.I figli come frecce scagliate lontano e noi come arco (così scriveva Gibran)…anche se nel lancio la corda dell’arco arriva a spezzarsi, perché vadano, liberi (anche da noi) il più lontano possibile.
    Hai scritto con il cuore e questo è molto bello.

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