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Basta col pensiero unico.

In questi ultimi giorni il processo di beatificazione di Pier Paolo Pasolini ha passato il segno. Specialmente dopo la sparata di Muccino sul PPP regista cinematografico. A parte il fatto che Muccino non ha tutti i torti, film come Salò o le 120 giornate di Sodoma, i racconti di Canterbury, sono pesanti, datati e pretenziosi con tutti quei culi e quelle tette messi di fuori solo per fare sensazione in un’epoca in cui l’Italia era ancora bigotta e democristiana. Per non parlare del PCI che espulse Pasolini dal partito per immoralità, insomma perché era gay. E nel suo piccolo l’Italia è rimasta com’era. Non è che voglio difendere Muccino, ma non mi piacciono le posizioni talebane di molti così detti intellettuali che dopo aver sdoganato Pasolini lo hanno fatto santo e ne sono diventati vergini vestali. Amplificando il clamore, specie sui social networks delle dichiarazioni di Muccino, che sarebbero passate quasi inosservate come quelle di Busi, che a sua volta ha criticato PPP come scrittore.
Il mondo della cultura italiana non è altro che una fabbrica di santi a pagamento, esattamente come il vaticano. Uno dei tanti motivi per cui questo paese è fermo e vecchio.

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