Il dominio della gravità

Il miele di lei traslato
dall’insenatura ai pozzi,
gli stessi dentro cui
bambino
gettavo pietre
per riabilitare
il dominio della gravità
godendomi il tonfo.

Vidi il mare disossare
fiero di labbra nuove
conchiglie acustiche
sulla spiaggia libera
i nostri figli
prima della fabbrica,
un eccellente piumaggio
poté ripararli dal freddo.

La stanza è immensa
gli intonaci appesi
dopo ondate di spine
finalmente accolte
e molti anni
di grafica esistenziale
per interposta persona,
dormirò sul mio letto.

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8 thoughts on “Il dominio della gravità

  1. Ho letto che lei non ama essere letto(mi perdoni il gioco di parole) da lettori qualsiasi, quelli come me, in sostanza, lettori della domenica. Che la sua poesia si rivolge a un pubblico selezionato, agli addetti ai lavori, a un lettore in grado di penetrare la sua scrittura.
    Bene. Ognuno fa le sue scelte, però mi permetta di dirle che ciò è offensivo e discriminante.
    Non ho altro da dirle. Non mi soffermerò a leggere le sue poesie giacché non valgono la mia lettura, a suo dire.
    Buona domenica.

    Melania

  2. Ho letto una recensione del dott. Linguaglossa ad un suo libro in cui si dice: “è un libro che non fa sconti e non vuole che il lettore gliene faccia, ha una abbottonatura, una sua chiusura, un suo modo di difendersi dai lettori improvvisati o superficiali, è un libro che non si dà facilmente, non si offre e non vuole offrirsi al primo casuale lettore.”
    Peccato, perché io sono una casuale lettore e avrei voluto leggere le sue poesie, anche questa, sotto cui scrivo il mio commento, ma so che non posso farlo.
    Trovo discriminante classificare i lettori in categorie di serie A o B. Discriminante e molto offensivo. La Poesia non può che soffrire per quelli che ragionano così.

    Melania D’Amico

    • La ringrazio per le sue parole. Io non divido i lettori a seconda delle categorie, mai fatto, per cui si ritenga libera, come tutti di leggere e commentare a suo piacimento. Lungi da me l’idea di discriminare il lettore. La saluto cordialmente.

    • Mi permetto di rispondere anch’io, Flavio, perché anche la mia è una poesia “che non fa sconti al lettore”, come tu ben sai. Ma questo del rapporto scrittore-lettore è un problema serio, che si protrae da decenni; per tutta una serie di motivi, che meriterebbero libri e non lo spazio di un commento a un post.

      Comunque anch’io – aldilà delle trappole e del gioco di citazioni di cui son pieni i miei testi – scrivo per tutti e non classifico i lettori in “serie A” o “serie B”; come non classifico in tal modo una produzione artistica: perché – semplicemente – o si fa arte, o non la si fa.

      Però qualsiasi prodotto artistico non è mai interamente svelato: perché serve al fruitore per crescere e (per banalizzare al massimo) non è scrivendo “l’acqua bagna”, che il lettore può imparare qualcosa sull’acqua.

      Dunque, Melania, è il lettore stesso, che sceglie di essere “di serie A o B”, a seconda che voglia accettare la sfida del testo, o si accontenti della pappa pronta. Nel primo caso, crescerà in sensibilità ed esperienza, anche – come logico – senza arrivare a comprendere tutto. Nel secondo, considererà tutti i grandi autori storicizzati dei furbastri truffaldini. E si chiederà a cosa diavolo serva, perder tempo con la cultura…

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