ANTOLOGIA DELLE POESIE di Pedro Pietri (1944-2004) Per Pancho Cruz (nella prigione di Comstock), Strade senza uscita, Tata, Poesia d’amore per la mia gente, Traffic misdirector, Poesia d’amore seria, Cabina telefonica, con un Appunto di Flavio Almerighi Traduzione di Mario Maffi

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Visione astrale Giuseppe Pedota acrilico su perplex anni Novanta Visione astrale Giuseppe Pedota acrilico su perplex anni Novanta

Pedro Pietri è nato a Ponce [Portorico] nel 1944 da una famiglia di origini corse, presto trasferitasi a New York. Il nonno si uccise nel 1948, il padre morì di polmonite l’anno dopo. Pietri rimase ferito in Vietnam, fu rimpatriato nel 1968. Trovò impiego come commesso nel 1968 alla Columbia University, dove frequentò i circoli poetici beat e afro-americani. Dopo la prima raccolta Puerto Rican Obituary [New York: Monthly Review Press, 1973], sono usciti Lost in the Museum of Natural History [Rio Piedras Editiciones Huracan Inc., 1981], Traffic violations [Maple Wood : Watherfront Press, 1983]. Due dischi di poesie: Loose Joints [Folkways Records], Pedro Pietri ne Casa Puerto Rico [Coqui Records]. Pietri è stato anche attore e autore di trattati di teatro. Numerose le sue pièce tra il 1975 e il 1990. Nel 1992 è intervenuto al Caribean Poetry Festival di…

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9 thoughts on “ANTOLOGIA DELLE POESIE di Pedro Pietri (1944-2004) Per Pancho Cruz (nella prigione di Comstock), Strade senza uscita, Tata, Poesia d’amore per la mia gente, Traffic misdirector, Poesia d’amore seria, Cabina telefonica, con un Appunto di Flavio Almerighi Traduzione di Mario Maffi

  1. giorgio linguaglossa
    26 giugno 2015 alle 10:43
    Sicuramente un poeta portoricano che fa poesia impegnata, come si diceva una volta, poesia della demistificazione, ironica (quando l’ironia è una componente inseparabile del sarcasmo), poesia della demistificazione politica, dei falsi miti della società dei consumi, in una parola: poesia diretta, che vuole andare dritto dentro le cose, dentro gli argomenti, che fa della trovata e dell’arguzia le sue armi principali. È un tipo di poesia tipico degli immigrati, degli erranti , di chi proviene da culture diverse, da società contadine, da civiltà che ancora non hanno conosciuto la società dei consumi… Eppure, una giustificazione ce l’ha, credo, questo tipo di poesia che appartiene senz’altro al pre-moderno, è che ci ricorda che la poesia può essere usata come un mezzo contundente per colpire le ipocrisie e le falsità della società borghese. In Italia ci ricorda un po’ la poesia del neorealismo, che non ha lasciato alcuna eredità significativa. A mio avviso quello che ci resta della poesia di Pedro Pietri è il suo modo diretto e sfrontato di dire le cose restando sempre aderente al tema, senza inutili divagazioni e senza inutili perifrasi. In fin dei conti, la poesia di oggi come di ieri deve essere sempre una poesia di denuncia, denuncia di una condizione di prevaricazione, di ingiustizia, di una condizione esistenziale, di una ipocrisia sociale, di una condizione subalterna… ma una poesia di denuncia è sempre condannata a restare viva fin quando quella denuncia commuove le intelligenze e invita alla secessione dell’intelligenza…

  2. Gino Rago
    26 giugno 2015 alle 12:42
    Poeta delle istanze sociali, poesia di lotta e di denuncia, come suggerisce Giorgio L. nel suo commento, con tutto il fascino e con tutti i limiti di questo genere poetico, peraltro ben reso in italiano; e Almerighi tocca nella sua nota un aspetto, non marginale, di Pedro Pietri : la ferma consapevolezza
    storica e linguistica in una proiezione verso una scrittura come sorpresa e come risveglio, in una metamorfosi interiore sull’orlo d’un abisso.

  3. Giorgina Busca Gernetti
    27 giugno 2015 alle 9:34
    Gentile Giorgio,
    faccio mio, con il tuo permesso, l’ultimo periodo del tuo pregevole commento.
    “In fin dei conti, la poesia di oggi come di ieri deve essere sempre una poesia di denuncia, denuncia di una condizione di prevaricazione, di ingiustizia, *di una condizione esistenziale*, di una ipocrisia sociale, di una condizione subalterna… ma una poesia di denuncia è sempre condannata a restare viva fin quando quella denuncia commuove le intelligenze e invita alla secessione dell’intelligenza…”
    Ho evidenziata la condizione esistenziale non solo perché empaticamente la sento vicina a me, ma anche e soprattutto perché un portoricano che vive a New York City non può che sentirsi disadattato, come capita molto spesso agli immigrati di ogni Paese in altri Paesi.
    Si sente in una dolorosa condizione precaria e incerta fra tradizione portoricana e modernità, tra miti caraibici e vita metropolitana statunitense. Il disagio è nella sua quotidianità.
    La poesia che ne nasce è autentica.

    Giorgina Busca Gernetti

  4. Giuseppina Di Leo
    26 giugno 2015 alle 23:10
    Poesia segnata dalla vita e, dunque, poesia viva, come dice Giorgio, e anche piena di tanta umanità. Un grazie a Flavio Almerighi per questo post.

  5. Mi scrive il grande poeta albanese Gezim Hajdari:

    Caro Flavio, ho letto la bella pagina che hai dedicato ieri sulL’Ombra al poeta portoricano Pedro Pietri. Pietri è un poeta di grande spessore, Uomini come Pedro appartengono ormai al secolo scorso….
    Un abbraccio e a presto.
    gezim

    Anche a te Gezim, grazie.

  6. Non riesco a trovare le parole per commentare, non sempre le trovo, quando l’emozione è troppo grande: semplicemente voglio ringraziarti per aver colmato con questo post una mia lacuna (una delle mie molte, purtroppo).
    Mi sembra ci siano somiglianze sotterranee con le sculture e il pensiero di Munoz, anche se ovviamente la “forma” è diversa (o forse è solo una mia impressione).
    Ti auguro una serena settimana.
    Susanna

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