Par la strè d’al Curtazz

An sò se a la mi mòrt
a sarò purètt o sgnorr.
La strè d’al Curtzz l’è longa,
drèta o stanca mè an è so.
La mura d’al sorr e curtill dé furnerr
i è incora a là.

E carr d’Bagiola, la cà d’Tac
la Gòba cun è su gatt
cun la coda tajèda.
è furmajer, in i è piò
gnanca la sgnora Carelli
ch’la cusineva al pundorr sòra é fug.

Da pznì an iò rubèdi,
um paréva d’magnè
un mòrs d’sol.
A zughegna infèn a quand
is ciaméva in cà,
prinsèn al port al cantéva.

Ogni tant ai pass incora,
a so armast sol me
ch’an so incora
s’am mòr sgnorr o purett.

Tè Signorr st’am vò tu sò,
par piasé fa in frèza,
che dopp a i o incora
di ètar quèll da fè.

Trad. Non so se alla mia morte/sarò povero o ricco./La strada delle Cortacce è lunga,/giusta o sbagliata io non lo so./ La mura delle Suore, il cortile del fornaio/sono ancora là./Il carro di Bagiola, la casa di Tac,/la Gobba col suo gatto con la coda mozza./il formaggiaio, non ci sono più/nemmeno la Signora Carelli/che cuoceva i pomodori sul fuoco./Da piccolo ne ho rubati./mi sembrava di mangiare/un morso di sole./Giocavamo fino a quando/ci chiamavano a casa,/persino le porte cantavano./Ogni tanto ci passo ancora,/sono rimasto solo io/che non so ancora/se muoio ricco o povero./Tu Signore se mi vuoi prendere su,/per piacere fa in fretta,/che dopo ho ancora altro da fare.

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12 thoughts on “Par la strè d’al Curtazz

  1. La poesia (?) è un tentativo di scrittura in dialetto faentino. Le Cortacce sono la parte più vecchia di Castelbolognese (RA) i muri maestri delle case inglobano le mura della vecchia fortezza, io sono cresciuto là. Bagiola era un’impresario funebre, la Gobba aveva un siamese con la coda tagliata come si faceva 50 anni fa, la mura delle Suore è il muro di un convento di clausura, la signora Carelli è stata la prima meridionale conosciuta, Tac era un povero anziano rimasto leso dopo essere stato picchiato dai fascisti. Da bambino rubavo i pomodori dalle piante e me li mangiavo caldi di sole.

  2. I pomodori che son caldi come dentro la pignatta se li raccogli mezzogiorno ( ))e poi sono asprigni e coi semini ). Il dialetto, come ti cambia. Il ricordo, quel sapore caldo, come ci unisce. Grazie.

  3. Le tue mi piacciono molto
    anche se a volte devo andarsi su
    e riandarci e mangiarle e poi rimangiarle
    mea culpa-
    ma questa in dialetto è…
    un pezzo di cuore tuo.
    Molto molto molto sentita.
    Io non so molto di dialetti
    il mio, milanese, lo capisco e lo parlo anche
    ma scriverlo mi è difficile.
    E’ il cuore di noi cresciuti
    ancora con le tradizioni e i
    giovani, per colpa nostra non hanno.
    Buona giornata di sole
    Chiara

  4. Ti metto una mia prova…molto prova, di dialetto
    poesia ? No!
    la tua si.

    L’ è bela e silensiusa

    Sun chi a vardà la luna
    l’è bela e silensiusa
    la par un bel cerin.
    In den la fioca se vet
    propri nigot, tut l’è
    misterius e velà, dumà le
    l’è bela e silensiusa
    par propri un ugin vert
    che te ciama e te dis
    atenti bel tenebrus
    varda ben due te ve’
    la strada l’è periculusa
    se vet nagot, tut l’è nascondù
    adre la fioca, atenti bel tenebrus.

    Chiara

    Traduzione-

    E’ BELLA E SILENZIOSA

    Sono qui a guardare la luna
    è bella e silenziosa
    sembra un bel fiammifero.
    Dentro la nebbia non si vede
    proprio nulla, tutto è
    misterioso e velato, soltanto lei
    è bella e silenziosa
    sembra proprio un occhietto aperto
    che ti chiama e ti dice:-
    attento bel tenebroso
    guarda bene dove vai
    la strada è pericolosa
    non si vede nulla, tutto è nascosto
    dentro la nebbia, attento bel tenebroso.-

    Chiara

    Non ridere ti prego….del mio tentativo
    lo so lo so un po’ mi vergogno
    ma visto che, posso dire, siamo amici?
    mi vergogno con te.
    ciao
    Chiara

  5. I lontani e vivi ricordi dell’infanzia viene da esprimerli in lingua madre, e non è un caso: ci sentiamo più vicini a tutto coloro che hanno animato quei tempi. Mi è piaciuta.
    Franca

  6. mi scrive tramite mail il poeta Alberto Rizzi che ringrazio tanto

    Quindi, per esempio, su “Par le stra’…” non so dare giudizi sul dialetto, ma la poesia in sé è molto bella; una delle migliori che ho letto in questi due mesi e forse è merito proprio anche del dialetto. Forse un discorso sulla/e lingua/e sarebbe più complesso e meriterebbe l’apertura di un dibattito: nel senso che le lingue “nazionali” sono state imposte per ragioni politico-commerciali; cosa che adesso sta avvenendo con l’inglese. Per questo credo sia importante il lavoro dei poeti dialettali; e – nel mio piccolo – il recupero di parole storpiate, arcaiche, ecc. va un po’ in questa stessa direzione.

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