brevi considerazioni su lavoro, estetica, arte

1. “la divisione sociale del lavoro” poteva essere analizzata in un momento in cui il lavoro si stava evolvendo in una vera “civiltà del lavoro” con le prime conquiste della classe che “eseguiva il lavoro in cambio di un salario”, la lenta abolizione dello sfruttamento del lavoro dei fanciulli e delle donne, le prime casse mutue, eccetera. Ora il lavoro non ha più alcun valore sociale, l’unico reale è il profitto, quindi la dignità del lavoro, la sua stessa civiltà, è in corso di cancellazione. Altrimenti si non spiega che in un paese come il nostro venga fatta una riforma del lavoro almeno una volta l’anno, in senso restrittivo per le classi più deboli, quelle che in realtà lavorano per alimentare la burocrazia parassitaria, la corruzione e diminuire lo spread. La conseguente distruzione della classe media, vero motore anche culturale di ogni società occidentale, oltre al regresso comporterà l’estinzione di molta espressività artistica ed estetica o quantomeno un radicale mutamento di concetti e di ruoli.

2. democrazie parlamentari che si sono evolute in oligarchie partitiche e nel tentativo di prevaricazione di un potere sugli altri due in cui si suddivide la divisione dei poteri in una democrazia occidentale (legislativo, esecutivo, magistratura), dimostrazione lampante che la civiltà occidentale di stampo democratico non è basata sulle istituzioni ma dal potere che un qualsivoglia Craxi, Berlusca o Renzi riesce a mettere nelle sue mani, direttamente o attraverso sodali. Io sono convinto che non vi sia nessuno di più solitario, elitario, divo, egocentrico di un artista: l’arte non è e non può essere una produzione sociale, quella si chiama artigianato, l’arte è una vetta, l’arte è il prodotto di un talento unico o al massimo elitario, infatti nei momenti migliori dietro un Virgilio c’era un Mecenate, dietro la Cappella Sistina un sistema di papi corrotti, lascivi e moralmente riprovevoli. Io ammiro papa Francesco non perché abbia paura di rimanere con la bottega vuota, ma perché é l’unico che parla e si muove in favore di classi sociali depauperate non dico della rappresentanza politica o sindacale, ma addirittura private della voce, imbestialite perché fa comodo al potere che retrocedano e campino di carità pelosa (pubblica o privata). L’arte dicevamo, sotto qualsiasi forma è il prodotto del genio e del talento di uno. Per quanto afferisce la fruizione e l’educazione all’arte, quella può e deve essere un processo di qualificazione sociale e collettivo. L’arte non serve in quanto la puoi mangiare o ti ci puoi vestire, fa parte dello spirito e della capacità di pensiero dell’uomo, proprio quella cosa che si intende estirpare in un modello sociale individualista senza individuo.

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3 thoughts on “brevi considerazioni su lavoro, estetica, arte

  1. Come hai ragione. Abbiamo perso anni di lotte e conquiste, cancellati, a favore di chi?
    Di chi sfrutta e si arricchisce senza spendere di suo nemmeno un centesimo altrimenti chiude e va all’ estero a sfruttare altri conciati peggio di noi.

    Mio marito è un esodato: mobilità, e nella mobilità cambiano regole anche retroattive, puff…cancellati i 40 di contributi ed è da tre anni senza lavoro ( chi assume un impiegato di 59 anni) quindi, senza pensione; fortunatamente ai tempi abbiamo
    risparmiato per la vecchiaia qualcosa che ci
    ha permesso di tirare avanti, ora aspettiamo con ansia una risposta dal INPS. Come sempre ti mandano da uno sportello al’
    altro senza darti risposte precise.
    Si può campar così?
    Un abbraccio
    Chiara

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