la decenza di passare inosservato

Gettai la borsa dentro un lume a marzo,
c’erano parecchi solleciti tirati per i capelli
le poesie di Armitage gualcite, avevano preso l’acqua
al passaggio del ciclone hooligan.

Un sacchetto con la stagnola di una prima colazione,
la serie di uncinetti fatti con parole
di varie mamme conosciute nel corso del tempo
allontanate ancora prima di cominciare.
Donne sposate da così tanto
da essersene dimenticate.

Il fuoco sputò fumo grigio sempre più chiaro
e non si fece più avvicinare
nemmeno per recuperare una banconota autentica
un santino e l’abbonamento al regionale veloce
dimenticati tra le pagine di un’agendina.

Il delirio di lavori mal pagati,
guanti lasciati e persi negli uffici postali,
sentirmi continuamente un idiota
pensando di portare la ferita dei non amati
quando non è mai stato vero.

Potendo mi sarei ustionato,
ma non volevo farmi male
in anticipo sui termini.

Abbi la decenza
di passare inosservato
non vorrei scrivere
anche di te.

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2 thoughts on “la decenza di passare inosservato

  1. Il silenzio fa più rumore di una parola urlata.
    È difficile passare inosservati si lascia sempre qualche traccia e poi ogni tanto fa piacere essere al centro, anche se il centro è sbilanciato.
    Un sorriso
    Chiara

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