cadute sull’ombra di Saint Just

Sono anni
di continua capitalizzazione del piombo
e cadute sull’ombra di Saint Just,
dopo egitto e grecia
il mare si chiude sopra
liscia sfoglia di fate,
è la parola amore
sola non basta.
Sotto terra
giacciono moltissime vicende,
il tramonto allunga l’ombra di Saint Just
anche oggi non me ne sono accorto.

Ogni giorno perdiamo qualcosa

Ogni giorno perdiamo qualcosa, un diritto ritenuto inalienabile, una fabbrica che se ne va all’estero, un cantante, un pezzo di libertà, un edificio che si crolla addosso. In cambio acquistiamo una calamità naturale resa più grave da corruzione e incompetenza, un nuovo partito politico, un annuncio di dimissioni subito dimenticato, una tassa occulta nuova, un intero catalogo di nuove mafie. Un napolitano invece è come un diamante, è per sempre. La continua pioviggine di notizie ci ha resi tutti completamente apatici, fatalisti, inermi, ne fa parte anche la mezz’ora di indignazione prima che a questa se ne sovrapponga un’altra. I signorotti del Rinascimento, quei dritti, assumevano ogni giorno una dose minima di veleno, e ne diventavano immuni. Già ce ne eravamo giocati un bel po’ con l’ignobile ed efferato assassinio del regista olandese Theo Van Gogh, ma con la strage dei vignettisti francesi ci siamo giocati persino l’idea di un’Europa multi culturale e multi religiosa.

Quando ne scrisse, dicendo che l’Islam è un nemico che accogliamo in seno,
“L’ossequio verso il Corano visto come una religione di pace e misericordia. La reverenza per l’Islam visto come un Faro di Luce paragonato al quale la nostra civiltà è una favilla di sigaretta). E con l’indottrinazione, le manifestazioni politiche. Ovvio. Le marce settarie, i comizi faziosi, gli eccessi fascistoidi. Sapete che fecero, lo scorso ottobre, i giovinastri della Sinistra radicale a Torino? Assaltarono la chiesa rinascimentale del Carmine e ne insozzarono la facciata scrivendoci con lo spray l’insulto «Nazi-Ratzinger» nonché l’avvertimento: «Con le budella dei preti impiccheremo Pisanu». Il nostro Ministro degli Interni. Poi su quella facciata urinarono. (Amabilità che a Firenze, la mia città, non pochi islamici amano esercitare sui sagrati delle basiliche e sui vetusti marmi del Battistero). Infine irruppero dentro la chiesa e, spaventando a morte le vecchine che recitavano il Vespro, fecero scoppiare un petardo vicino all’altare. Tutto ciò alla presenza di poliziotti che non potevano intervenire perché nella città Politically Correct tali imprese sono considerate Libertà-di-espressione. (A meno che tale libertà non venga esercitata contro le moschee: s’intende).”

Anch’io mi accodai ai peana di chi era contro, ma oggi lo dico chiaramente, Oriana Fallaci aveva pienamente ragione. Sbagliavo io.

L’Islam rompe i coglioni fin dal tempo dei bizantini, quando approfittarono di una quarantennale guerra che aveva dissanguato i contendenti Impero Romano d’Oriente e Impero Persiano Sassanide, per irrompere nella storia, conquistare Spagna, Medio oriente e Nord Africa, e non smetterla più.

Penso sia impossibile dialogare con questa gente che pretende rispetto ma per noi non ne ha. Anzi se potessero ci conquisterebbero da subito, intanto si infiltrano. Fino a prova contraria sono nostri nemici, questo non significa essere prevenuti verso gli stranieri, fare razzismo, assolutamente no. Da oggi ogni persona di buona volontà continua a essere mio fratello. Questo significa soltanto che voglio terminare la mia vita per cause naturali e senza che qualcuno mi obblighi prima di tale data a farmi crescere la barba.

Grazie

Miragno, 13 aprile

Più liscio, sì – gelato sciolto,

il facile, fluente scrivere

sfaldato sotto un peso d’io,

Fu mattia pascal – bibliotecario

giardinaggio da cimiteri

tramonto spedito per ferrovia,

non senza gabbiani

portatori di malinconia,

unito alla plastica liturgia di baci

e sorrisi dalla tempia agli zigomi,

passanti le spalle – sul petto,

le ginocchia trovano scalmo

nell’articolazione delle braccia,

sostanza di traiettorie difficili,

slanci – anni fitti di nebbia

congelata e caduta in un attimo;

leggere un libro – una pratica, un avvenire

non sono più capace,

lo stesso sguardo affaticato com’è

vorrebbe ancora dormire, invece

si rialza, e non sta bene, ovunque sia;

nessuna delega, ostaggio

dunque di tagliole,

all’uomo in fuga. (da Vie di Fuga, 2010 Tempo al Libro – Faenza)

spetterà un sorriso

poi, finita la sera
sarà notte fonda,
le gambe avvertiranno il peso
di un giorno trascorso tutto
a friggere senza pietà

le mani alzate,
ci si consegna illudendo
di una liberazione imminente
dalla zavorra che ogni giorno
pende dallo specchio

seguiranno saluti
da chi ha conservato
parvenze di umanità
o vorrà ritenerle solo lavoro

a ognuno,
data la circostanza,
spetterà un sorriso