Un Napolitano è per sempre.

Buongiorno giorno! Oggi è un bel giorno per mettersi a carico un nuovo senatore a vita, un Napolitano è come il diamante, è per sempre. La gerontocrazia sfida e batte le leggi di madre natura. Nella sua vita, prima di ascendere, per grazia di dio e volontà di una classe politica impraticabile e parassitaria, alla carica di peggior capo dello stato di tutta la storia dell’Italia Repubblicana, questo scaltrissimo gattopardo senza qualità ha fatto di tutto fuorché lavorare per mantenersi, e nell’ordine.
Il membro della gioventù universitaria fascista, che però “era un crogiolo di antifascismo” (ah ah ah al massimo di voltagabbana visto l’andamento della guerra, altrimenti l’Ovra gli avrebbe fatto un culo così)
Non se ne hanno sue notizie durante le eroiche Quattro Giornate di Napoli quando gli scugnizzi suoi concittadini lanciavano le molotov contro i carri armati nazisti. Forse mammà aveva mandato le sue camicie nere in tintoria per il cambio di colore.
Il segretario federale del PCI di Napoli e Caserta.
Si è laureato nel 1947.
Dal 1953 ha svolto lavori socialmente strapagati da deputato, senatore, senatore a vita, parlamentare europeo. Fiancheggiatore dello stalinismo, in seguito convertito all’eurocomunismo al riformismo e ai danè, ha lodato l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956 salvo tardivi rimorsi, è stato oppositore dei trattati di Roma per il Mercato Comune Europeo, ha rivestito incarichi di partito nel PCI, fiero oppositore di Enrico Berlinguer dopo aver fondato l’ala “migliorista” del PCI (migliorista de che?) la cui rivista è stata finanziata anche da Don Silvio, si adopera perché il PCI “converga” col PSI di Craxi. Convergenza scoperta ai tempi di Tangentopoli, quando il PCI/PDS non fu smantellato dai giudici come tutti gli altri partiti della prima repubblica, solo grazie ai silenzi di Primo Greganti. Ha fatto anche il presidente della Camera e della Cucina con annessi servizi igienici.
Gerontocrate a tutto tondo e dalla lacrima coccodrilla facile, è stato eletto capo dello stato nel 2006, riconfermato nel 2013 da politici eletti grazie a una legge elettorale dichiarata incostituzionale e impauriti dall’effimero successo elettorale di Grillo. Si è dato molto da fare perché la Costituzione venisse smantellata e il Senato ridotto a un bivacco di amministratori locali fuori porta. Durante il suo mandato ha firmato tutte le leggi ad personam del suo antico sponsor, tutte le troiate consumate ai danni dei lavoratori, travalicato la figura di garanzia presidenziale facendo e disfacendo governi, ha trasformato l’Italia da Repubblica fondata sul lavoro a Repubblica fondata sulla Germania.
Questo intrepido ex-esponente della classe operaia cumula pensioni e privilegi posti a carico della collettività a una punto tale che il suo reddito mensile supera di gran lunga quello annuo di un normale e medio lavoratore/contribuente. Sfidando le leggi di natura, dicevamo, e con qualche sospetto di affiliazione alla massoneria, da oggi il N(M)ostro è di nuovo semplice senatore a vita. Non sarà difficile trovargli un successore alla prima carica dello stato che faccia meglio di lui. Dio salvi la Patria!

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2 thoughts on “Un Napolitano è per sempre.

  1. Napolitano viene da lontano. Era migliorista e berlusconiano. Gli articoli del suo settimanale “Il Moderno” (con pubblicità Finivest anni ’80) superano persino le poesie di Bondi al “caro leader”.

    “Ad aprile del 1985 esce a Milano il primo numero de Il Moderno, mensile (poi settimanale) della corrente “migliorista” del Pci (la destra tecnocratica e filo-craxiana del partito, guidata da Giorgio Napolitano). Animato da Gianni Cervetti… all’insegna dello slogan “l’innovazione nella società, nell’economia, nella cultura” (p. 104).”
    “Intanto a Milano il numero di febbraio 1986 de Il Moderno… scrive che “la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità pro¬duttive” (p. 115)”.
    «Il numero di aprile 1987 … esce con un’intera pagina pubblicitaria della Fininvest. È la prima di una lunga serie di inserzioni pubblicitarie dalla misteriosa utilità per l’inserzionista, dato che il giornale è semi-clandestino e vende meno di 500 copie… Intanto uno dei fondatori del Moderno, l’onorevole Gianni Cervetti, alla metà di aprile è di nuovo a Mosca… E il 18 aprile l’a¬genzia Ansa da Mosca informa che in Urss, insieme al compagno Cervetti, c’è anche Canale 5… (pp 126 — 127)”.
    “A giugno 1989 … pubblica un megaservizio su Giocare al calcio a Milano. Con un panegirico sul Berlusconi miracoloso presidente milanista che “ha cambiato tutto: adesso la sua squadra è una vera e propria azienda,” e così via. Il giornale della corrente di destra del Pci è ormai un bollettino della Fininvest, e le pagine di pubblicità comprate dal gruppo berlusconiano ormai non si contano (p. 148)”.(*)
    (*) Testi tratti dal libro: “Il Baratto”

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