Raglio di Natale

asinello

Caro Gesù ricordi?
Sono quello senza corna
che ti scaldò la culla, va beh
culla è una parola grossa
roba da polli in batteria,
e quando ti ho salvato il culo
ero sempre quello
che ti portò in Egitto
anni luce da quel bullo di Erode,
la domenica delle palme
ti ho dato un passaggio
per le vie di Gerusalemme
e tu nemmeno grazie.
Volevano farti re,
ti avevo avvertito
che era una trappola,
sarò un ciuco
mai un coglione.
Ho tirato la carretta della storia
ho sempre preso botte,
medicine lontano dai pasti,
i miei cugini muli
per quel poco che hanno dato
nel Quindici Diciotto
li hanno fatti tutti santi
ma noi no,
qualche volta sogno
di essere un cavallo
da sveglio sono sempre un raglio.
Ciao Gesù, buon compleanno
se ti va ricorda,
siamo sempre meno
e se rinasci non so
se potrò scaldarti ancora.

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10 thoughts on “Raglio di Natale

  1. Caro Flavio,
    grazie per avermi fatto leggere questi tuoi versi, che oscillano tra ironia e sarcasmo e che si concludono in un momento di vera e amara commozione. Questa disposizione d’animo peraltro trama di sé l’intera composizione, che solo apparentemente ha tono dissacrante.
    A te auguri di ogni bene
    Pasquale Balestriere

  2. Caro Gesù
    non ti prego come triste
    piagato di botte
    ironico cugino Flavio,
    ma come paziente bastonato
    che ama in silenzio la tua parola––
    da noi Gesù e Asinello buone festività a tutti.

    Alfredo De Palchi

  3. Giosuè, poeta moderno e grande – non ramingo, affamato, ospite di caprai, come l’antico Omero; ma (ohimè!) commendatore lucido e rotondetto nelle corti e tra i ben nutriti- maravigliato dal mio guardare attonito chiesemi con dolcissimo suono di rime:

    Oltre la siepe, o antico paziente, de l’odoroso biancospino fiorito,
    che guardi tra i sambuchi a l’oriente con l’accesa pupilla inumidita?”
    Io non guardo all’oriente, o poeta, ma guardo al mondo che è del tutto … disorientato.
    Guardo a questa matta popolazione di asini divisa in due categorie: gli asini da soma; e gli asini d’oro.
    I primi vanno ai campi; i secondi stanno alla greppia.
    I primi portano la farina; i secondi … la mangiano!
    Guardo al fenomeno curioso, e ne penso la causa: perché tutto ciò?
    Perché i primi hanno il basto; e i secondi … il bastone.
    Oh vivaddio … basta! Io, nato fra gli asini da soma, non penso l’ardente Arabia e i padiglioni di Giob,
    ma penso, per Giobbe! che è ora di finirla, e col primo vagito mando un raglio di ribellione:
    compagni di fatica! sprangate a calci a destra, a sinistra … e al centro!
    Buttate il basto! E frantumate il bastone!
    Per tutti la fatica! Per tutti la farina!

    [da Prendendo il trotto, L’Asino, n.1/1892]

    Buone feste a tutti!
    Ivan Pozzoni

  4. Eccomi, Flà, ero via. Però non concordo con la poesia (rima). Io sono credente, Flavio, anche se leggendomi tutti mi credono al contrario. Scherzo con Dio che capisce e tutto finisce lì. Non ti critico, eh?, figuriamoci! Sono contrarissima, questo sì, a tutti quegli addobbi, pranzoni, cene, cenotte, infatti non c’è un addobbo, né presepe in casa da quando non c’è più Saverio, mi sembra un gran mercato o una convenzione, senza senso…
    Buone, ottime, felici feste allora, come sempre ti auguro anche negli altri giorni dell’anno.
    Un abbraccio grande!
    Crisitna Annino

  5. Animale estremamente utile, dalla pazienza lodevole e decisamente intelligente: fa le cose soltanto se se ne convince lui e la sua testardaggine è una forma di salvezza. A D O R A B I L E visto il periodo 😉 Auguri di cuore Flavio, per ogni bene ed eventualmente di felicità anche ( che non guasta mai ).
    AnGre

  6. Sacrosanta difesa questo canto all’asino, mi commuove la rassegnazione nel finale, il timore,
    di deludere Gesù ,di potergli sembrare scortese supera ogni altra cosa, se decidendo di tornare la sorte avversa non gli consentisse di offrire ancora quanto dato in passato
    Sa chi é e lo accetta solo gli animali sanno farlo

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