Trentaduesimo trasporto all’Est

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Bambina portata a scossoni
sul grembo vuoto di freddo,
non vedrà più notti
chi non ha occhi.

Cantano le spoglie nude,
senza scarpe a terra
dove comincia la strada verso casa
non risuonano impronte.

Un pupazzo fresco imbiancato,
occhi famelici sopra il naso,
bastasse una carota ariana
a sfamare chi è già partito!

I cani ciechi, cani da guardia
abbaiano, dicono tu sei straniera
vivrai dentro barili di alici,
salata, secca, in cenere.

A Gertrud Kolmar, Poeta (1894/1945)

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